Come curare …

Lo scopo del presente articolo è di fornire indicazioni generali sui meccanismi alla base di un infortunio o di un problema al sistema muscolo – scheletrico e su come raggiungere un’ottimale guarigione. Le indicazioni qui esposte andranno, ovviamente, declinate per ciascun paziente in base alla situazione personale.

Clicca qui, per visualizzare un’infografica riassuntiva sulla linea guida per la gestione e la risoluzione di un infortunio o un problema muscolo-scheletrico. Per approfondire l’argomento prosegui nella lettura.

Carico e capacità di carico

La maggior parte dei dolori e problemi neuro-muscolo-scheletrici si manifestano in due situazioni:

  • il carico (stress meccanico) a cui sottoponiamo il fisico durante la vita quotidiana, il lavoro o l’attività sportiva, supera la capacità carico, delle strutture del fisico stesso
  • la capacità di carico, delle strutture muscolari e articolari, si riduce

Quando il carico supera la capacità di carico ?

  • Trauma diretto: è il caso di una frattura ossea in seguito a una caduta, o una lesione legamentosa dovuta a una distorsione o una lussazione articolare oppure una lesione muscolare conseguente a una contusione
  • Esecuzione di movimenti ripetuti: tipico di molte attività lavorative e/o sportive (ad esempio: corsa, tennis, attività di salto e/o lancio – sopratutto se eseguiti con una tecnica non corretta)
  • Posture Prolungate: ad esempio una posizione seduta, mantenuta nel tempo, come nelle attività lavorative sedentarie
  • Errori nell’allenamento: quantità o intensità delle sessioni
  • Cambiamento repentino nelle attività della vita quotidiana, nel lavoro o nella pratica sportiva (effettuare un’attività a cui non si era preparati, inusuale)

Quando si riduce la capacità di carico del sistema neuro-muscolo-scheletrico ?

  • Stile di vita sedentario
  • In seguito a un trauma o un infortunio non ben curato
  • immobilità: conseguente all’utilizzo prolungato ed eccessivo di tutori, corsetti, fasce che riducono o impediscono l’utilizzo di una articolazione
  • atteggiamenti di paura ed evitamento di attività o movimenti
  • Mancanza di riposo
  • Stress psico-fisico
  • Non corretta alimentazione

Come migliorare la capacità di carico del corpo ?

Le strutture mio-tendinee e articolari hanno la capacità di addattarsi agli stimoli a cui vengono sottoposte; questo avviene sia per i tessuti sani sia per tessuti che hanno subito un trauma o sono degenerati. L’adattamento può essere di due tipi:

  • positivo, migliora la capacità di carico
  • negativo, si riduce la capacità di carico e si innesca una degenerazione tissutale

Per avere un adattamento positivo, gli stimoli a cui sottoponiamo il corpo, con l’esercizio, l’allenamento o anche con le attività quotidiane e lavorative, dovranno:

  • avere un corretta intensità e frequenza, nè in eccesso (sovraccarico) nè in difetto (sottostimolazione)
  • essere aumentati, nel tempo, con costanza e gradualità.

Definire un corretto dosaggio e una graduale esposizione al carico non è facile, bisogna avere conoscenze, capacità di ascoltare le reazioni del proprio corpo e i relativi sintomi e sopratutto pazienza, costanza e gradualità.

Dopo aver spiegato la relazione tra carico e capacità di carico e come migliorarla, approfondiamo, ora, quali stimoli specifici permettono di curare o migliorare la qualità dei tessuti che compongono il sistema muscolo – scheletrico.

Lo “strumento” attraverso il quale fornire gli stimoli specifici, per favorire la corretta guarigione dei tessuti, sarà l’esercizio fisico. L’esercizio può essere utilizzato come un “farmaco“, dosandolo in base al “tessuto bersaglio” e alla fase di guarigione, attraverso la definizione di una serie di parametri:

  • posizione di esecuzione
  • numero di ripetizioni e serie
  • carichi
  • modalità e tempistiche di incremento dei carichi
  • tempi di riposo
  • frequenza delle sessioni di esercizi (giornaliere e settimanali)

È fondamentale sottolineare come i tempi e la capacità di riparazione o ripristino di un tessuto sono molto variabili e dipendono dalle qualità biologiche del tessuto stesso e dalle caratteristiche di ciascuno paziente (età, storia clinica, stato di salute etc.)

Nei paragrafi che seguono andremo a parlare di carichi e/o tensioni modificate sulla linea di stress. Va specificato che per “carico e/o tensione” si intende il tipo di forza che, tramite l’esercizio, verrà applicata alle strutture del sistema muscolo-scheletrico, mentre per “linea di stress” si intende la direzione che la forza dovrà avere per stimolare adeguatamente il tessuto bersaglio (osso, legamento, tendine, muscolo e cartilagine). Tutto ciò dipende dal tipo di esercizio e dalle modalità di esecuzione.

Come curare il tessuto osseo? Qual è lo stimolo ottimale per favorire la guarigione dell’osso?

Nel caso di una frattura l’obiettivo iniziale è di allineare i monconi ossei e stabilizzarli; in modo conservativo, ad esempio con un gesso, oppure chirurgicamente, con fili, placche, viti, chiodi e/o fissatori. In un secondo momento, per favorire la guarigione è necessario fornire un carico modificato (compressione e decompressione) sulla linea di stress dell’osso, evitando di generare dolore e forze di scivolamento (che possono scomporre la frattura e innescare la formazione di una pseudo-artrosi). La quantità di carico concessa sulla frattura dipende principalmente dal tipo di frattura e dalla sua localizzazione e verrà gestita modulando il peso corporeo con adeguati ausili e/o attrezzi e attraverso un idoneo programma di esercizi attivi.

Come curare il tessuto cartilagineo? Qual è lo stimolo ottimale per migliorare la qualità della cartilagine?

L’artrosi è una problematica articolare caratterizzata da una degenerazione della cartilagine, del tessuto che riveste le superfici delle estremità dell’osso. L’esercizio è uno degli strumenti migliori per stimolare il tessuto cartilagineo e la funzionalità articolare. Un programma riabilitativo per un problema artrosico dovrebbe essere strutturato, principalmente, con esercizi che generino sull’articolazione forze di compressione e decompressione associate a scivolamento (ciò migliora la viscosità del liquido sinoviale e quindi il nutrimento della cartilagine). Gli esercizi dovranno essere adattati alla presentazione clinica e alla capacità di ciascun paziente.

Come curare il tessuto connettivo di tendini e legamenti ? Qual è lo stimolo ottimale per favorirne la guarigione?

I legamenti sono delle strutture costituite da tessuto connettivo la cui funzione è quella di garantire la stabilità articolare. Possono andare in contro a lesioni in seguito a traumi (distorsioni o lussazioni). Le lesioni legamentose più frequenti sono quelle a carico:

  • della caviglia (leg. peroneo astragalico anteriore)
  • del ginocchio (leg. crociato anteriore, leg. collaterale mediale, leg. collaterale laterale)
  • della spalla (lussazione)

I Tendini, invece, sono le strutture di connessione tra muscolo e osso e permettono di trasferire la forza generata dai fasci muscolari all’articolazione. Le strutture tendinee, a differenza dei legamenti, si lesionano più difficilmente in seguito a un trauma, ma risentono maggiormente dei sovraccarichi legati all’attività lavorativa o sportiva. I tendini maggiormente coinvolti in processi infiammatori (tendiniti) o degenerativi (tendinosi / tendinopatia) o in vere e proprie lesioni (parziali o totali) sono:

Il trattamento delle problematiche che coinvolgono legamenti e tendini è principalmente conservativo e solo in alcuni casi è necessario ricorrere all’intervento chirurgico. Il percorso riabilitativo di una lesione legamentosa o tendinea, o una di una tendinopatia si basa sullo stesso principio, cioè fornire attraverso l’esercizio o la terapia manuale, una tensione modificata sulla linea di stress in modo da recuperare elasticità e capacità di carico, riducendo la sintomatologia dolorosa e permettendo un ritorno alle attività quotidiane, lavorative o sportive. Va sottolineato, anche in questo caso, l’importanza del dosaggio dell’esercizio rispettando il dolore (No pain No gain non è sempre la strategia migliore).

Come curare il tessuto connettivo di un disco intervetebrale? Com’è possibile ripristinarne la funzionalità?

Un discorso analogo a quello, appena fatto, su legamenti e tendini è possibile replicarlo per quando riguarda le problematiche discali della colonna vertebrale. Il disco ha la funzione di trasmettere il carico lungo la colonna vertebrale e di garantire flessibilità e stabilità. A causa di micro-traumi e sovraccarichi il disco può lesionarsi (protrusione e/o ernia) e generare dolore e difficoltà di movimento. Il processo di cura è nella maggior parte dei casi conservativo (solo in alcuni casi si ricorre all’intervento) e avviene attraverso:

  • un’iniziale riduzione del carico sulla schiena, limitando quelle attività che generano dolore.
  • un successivo inserimento di esercizi che favoriscano la guarigione del disco intervertebrale, ripristinando la capacità di carico e quindi un ritorno alle normali attività. È importante sottolineare che atteggiamenti di evitamento prolungato di attività o movimenti sono controproducenti, limitano il recupero e aumentano il rischio di cronicizzare il problema.

Lo stimolo ottimale che favorisce la guarigione del disco è fornito da esercizi di rotazione, i quali generano un tensione modificata sulla linea di stress associata a compressione e decompressione. Questo fa si che l’anulus fibroso (porzione esterna del disco) acquisisca maggior resistenza alle forze compressive e di scivolamento a cui è normalmente sottoposto.

Come curare una lesione muscolare? Qual è lo stimolo ottimale per la guarigione del muscolo?

Una lesione muscolare si manifesta, tendenzialmente, in modo acuto in seguito ad un attività o a un movimento non controllato che genera nel muscolo forze che superano la resistenza delle fibre muscolari stesse. Quando ciò avviene il corpo innesca immediatamente un processo di guarigione che passa attraverso ad:

  • una fase infiammatoria
  • una fase proliferativa, durante la quale andrà a formarsi la cicatrice che unirà le fibre muscolari lesionate
  • una fase di rimodellamento, dove il tessuto della cicatriziale andrà gradualmente ad acquistare elasticità e resistenza

Lo scopo del percorso riabilitativo è di fornire gli stimoli corretti e al momento giusto in modo da permettere la formazione di una cicatrice forte ed elastica. Esercizi di contrazione e rinforzo muscolare adeguatamente dosati e di intensità progressivamente maggiore permetto il recupero della capacità di carico del muscolo e riducono il rischio di recidive.

Riassumendo

Abbiamo visto come grazie all’esercito, adeguatamente dosato, è possibile stimolare le diverse componenti del sistema muscolo – scheletrico e permettere:

  • un’ottimale guarigione
  • un miglioramento della capacità di carico e, quindi, una riduzione del rischio di infortuni o recidive

In qualsiasi percorso riabilitativo e fisioterapico l’esercizio attivo deve rappresentare un elemento fondamentale e da privilegiare.

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